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22 Febbraio 2007 Commenti chiusi


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Un caro saluto a tutti.
Mariù

Veleno e lacrime

19 Febbraio 2007 6 commenti


Febbraio, appeso al tempo, grigio e solo. Nei suoi giorni, mestizia, acre e misconosciuta. Amarezza e vuoto. Istanti che non comprendo. Minuti come giudici. Freddi e inutili.

Corro fuori. In cerca di un riparo. Nella nebbia, piango. Da sola. La mia ira. Il mio disgusto. La mia cupa ferocia. Guardo le mie mani. Due microscopici rami, secchi e neri. Ascolto la mia voce. Senza preghiere. Senza più Dio. La sua sagoma nuda, sulla parete. Muta. Le sue spine, oggi, le mie.

Svaligio con gli occhi i resti del chiarore. Mille aghi. Mi trafiggono. Inaridisco una lacrima. Il suo succo amaro mi trafigge la gola. Prendo fiato. Mi distendo. Obliqua. Sopra il freddo metallico di una sedia. Vomito una sillaba. Annaspo. Muovo le braccia verso un appiglio. A cui aggrapparmi. Invento un significato. Che non trovo.

Scaravento nel vuoto i miei occhi, sagaci e stanchi. Vedo la mia immagine. In un pozzo, nero senza fine. Sento il tonfo. Respiro il suo eco malsano. Che sale e divora l?aria.

Calo sul volto un velo cinereo. Assaggio il silenzio. Duro e appuntito. Sulla mia pelle. Un oblio con mille voci.
Che mi tormenta. Che mi perseguita .. .

Il medaglione d’oro

16 Febbraio 2007 9 commenti


Mi reggo in piedi.
Sull’uscio.
Immobile.

Il naso spavaldo là fuori.
Verdi e nobili sagome
guardiane dei viali.

Strofino le palpebre,
piccole crepe
di polvere e oscurità.

Lucciole metalliche
scivolano tra le mie dita.

Appeso in alto,
sopra il colle,
un medaglione dorato,
esplodere
attorno
alla vita
che acceca

.. .

Il cerchio .. .

13 Febbraio 2007 5 commenti


Sole.
Che acceca.

Fuori.
Nel verde.
Attorcigliato.

Noncurante.
Prepotente.
Ermetico.

In bilico.
Nell’azzurro.
Tra nodi di nuvole.

Bevo tra i raggi. Obliqui.

Faccio boccate.
D’inverno.

Gli occhi.
Sommersi.
Tra le piante.

Le braccia conserte.

Tiepido.
L’imbrunire.
Che scende.

A prendermi.

Un rosso cerchio, sopra il crinale.
Che la notte già divora.

Cantilena .. .

12 Febbraio 2007 7 commenti


Dietro persiane appannate,
passeggiano ombre,
neri ombrelli coprono le sagome.

Lingue di vento spazzano
ragnatele di gocce,
sui vetri, impacciate.

Una nénia, opaca e mesta. S’ode.

Seduta, osservo.
In catene.
Quieta.
Affannata.
In disparte.
Dal resto .. .

Giorni.
Che scorrono.
Uguali.
Insensibili.
Abnormi.
Avari.

Oltre il vetro.
La mia esistenza.
Che indugia .. .

Indugia .. .
Che io esca.
Indugia .. .
Che graffi sui vetri.

Indugia .. .
Che bruci la maschera, ruvida e cinerea.
Indugia .. .
Che abbandoni la commedia.

Indugia .. .
Che le mie dita laccate
straccino
la nera veste,
che indosso .. .

Come un ladro .. .

8 Febbraio 2007 9 commenti


Il silenzio, come un ladro, nascosto oltre il vetro. Una maschera nera in volto. In mano una mannaia. La finestra, un sipario trasparente. La bianca tenda, un sudario. Dietro quel vetro, la notte. Che mi assale. Le mie membra rintanate tra le umide lenzuola. Mi rivolto nel letto. Diventato un campo di battaglia. Pieno di lance e di sangue. Oltre la siepe, un tenue odore di morte. Dormo e soffro. Tremendamente.

Mi sveglio sudata e affannata. L’oblio mi inonda di dubbi. E di lacrime. Le palpebre tenute assieme da una colla. Appicciocosa e paonazza. Le labbra attaccate. Gemo. Senza proferire una parola. Un velo di ombre tra le mie pupille. Fessure grigiastre come nebbia. Sento il mio corpo strisciare. Come una serpe. In cerca di calore. Di un nascondiglio. Per non vedere.

Nelle mie orecchie deboli rumori. Quelli della notte. Lamenti di cani. Pioggia che bagna i vetri della mansarda. Frusciare di foglie. Richiami metallici. Persiane che sbattono. Il vento che parla tra le piante. La notte m’inghiotte. La notte m’inganna. Sento la pelle scivolare tra gli orli delle coperte, tra gli spigoli di ferro battuto. Attorcigliarsi tra le piume del cuscino. Dentro il materasso. Liscia come olio. Fredda come seta bluastra.

Aggomitolo le coperte sotto il mento. Mi giro su un fianco. Le mani distese lungo la sagoma del mio corpo. Vile e rassegnato. Abbandono gli occhi. Alle loro ombre. Ai loro esili spauracchi. Concedendomi al nulla che avanza .. .

“Magritte”, Vestito di notte

il cancello della memoria

5 Febbraio 2007 13 commenti


Pallida noia che scorre tra bianche pagine a quattro.

Pioveva a dirotto, la scorsa notte. Scrosciava sull’asfalto. Nero. Di marmo. Mia zia in lambretta che tornava. Non so da dove. Non so dove andava. Un cancello argentato. Si apriva. Davanti al cielo. Oltre la pioggia. Di acciaio.

Mani fredde. Le mie. Oggi, la mia testa parcheggiata lontano. Digito i bottoni bianchi della tastiera. In silenzio. Svogliata. Assente. Stufata. Di qui dentro. Della sua gente.

Stanotte,riaprirò quel cancello. Uscirò di nuovo, là fuori. Sola. In quel buio. Sotto quella pioggia battente. Il viso slavato. Le mani cucite alle tasche. Le labbra violacee e mute. Le pupille abbandonate dentro ad un domani .. .

Limpido inganno

2 Febbraio 2007 Commenti chiusi


Oggi. La Candelora. Un cielo limpido da fa girare la testa. Sembra il fondale del mare, in piena estate.Quando fuori la terra scotta e gli alberi riposano. Neanche una nuvola a impensierirlo, neanche una piuma di vento. Immergo la mente in quel limpido che, a volte, mi opprime. Poi la svuoto, pian piano. Mi apparto, tolgo piccole sfere di corallo imprigionate dentro ad un cilindro di cristallo. Rubo alla mia mente la sua coscienza. Un limpido feroce che, imprigiona il mio sentire e il mio pianto.

Ieri notte la luna, piena e rotonda, ha dansato con i miei inganni. Ancora una volta. Io e me, fuggiasca verso l’ignoto, le mie mani da bambina in quelle di qualcun altro, che non ricordo. Il mio volto, cupo e rattristato, si regge sul mio corpo, esile e curioso. Numeri e piazze, città e colori, confusi dentro quelle ombre. Vedo metrò, ferro e città tuffate nel giorno, con le loro braccie aperte e silenziose. Vedo me adolescente. Qualcuno mi dice che mio padre se n’è andato, per sempre.

Apro gli occhi sbigottita. Una freccia conficcata nel torace. Soffro. Sola, nel buio che odoro intorno. Raggomitolata, ascolto il silenzio muto, della notte che mi assale tiranna. Dalla finestra sbircio, cercando un chiarore, che non trovo. La mia tiepida guancia adagiata sul guanciale cosparso di petali e verdi steli, aspettando rassegnata la prima luce del giorno .. .

Limpido inganno

2 Febbraio 2007 6 commenti


Oggi. La Candelora. Un cielo limpido da fa girare la testa. Sembra il fondale del mare, in piena estate.Quando fuori la terra scotta e gli alberi riposano. Neanche una nuvola a impensierirlo, neanche una piuma di vento. Immergo la mente in quel limpido che, a volte, mi opprime. Poi la svuoto, pian piano. Mi apparto, tolgo piccole sfere di corallo imprigionate dentro ad un cilindro di cristallo. Rubo alla mia mente la sua coscienza. Un limpido feroce che, imprigiona il mio sentire e il mio pianto.

Ieri notte la luna, piena e rotonda, ha dansato con i miei inganni. Ancora una volta. Io e me, fuggiasca verso l’ignoto, le mie mani da bambina in quelle di qualcun altro, che non ricordo. Il mio volto, cupo e rattristato, si regge sul mio corpo, esile e curioso. Numeri e piazze, città e colori, confusi dentro quelle ombre. Vedo metrò, ferro e città tuffate nel giorno, con le loro braccie aperte e silenziose. Vedo me adolescente. Qualcuno mi dice che mio padre se n’è andato, per sempre.

Apro gli occhi sbigottita. Una freccia conficcata nel torace. Soffro. Sola, nel buio che odoro intorno. Raggomitolata, ascolto il silenzio muto, della notte che mi assale tiranna. Dalla finestra sbircio, cercando un chiarore, che non trovo. La mia tiepida guancia adagiata sul guanciale cosparso di petali e verdi steli, aspettando rassegnata la prima luce del giorno .. .

Spilli dentro l’anima

1 Febbraio 2007 4 commenti


Le mie notti popolate da inganni. Sogni dietro altri sogni, anche stanotte.

Ricordo l’odore della luna piena oltre la vetrata, catapultarsi sulle pareti ovattate, divorare gli angoli di polvere tra gli scaffali e, poi, materilizzarsi sul soffito paonazzo. Ricordo il frusciare delle tenebre insinuarsi tra le papille della mia bocca, muta. Una pallida smorfia sugli angoli rovesciati. Ricordo velluti, sedie spigolose, visi conosciuti e rumori.

Il mio letto, un veliero impazzito che scava nei fondali, tempestati di spille.

Di notte, non più padrona di me. Dormo atterrita, in balia degli spettri . La luce piena della luna gioca con le persiane semi chiuse. Gondole scaraventate nel mare, attorcigliato e nero. Non riesco a liberarmi, dalle ombre. Sempre più fitte e scellerate si aggrappano alle mie lenzuola, scoperchiando i miei appigli. Non posso gridare. Le mie mute parole gemono atterrite. Non ho più dove aggrapparmi .. .

Trovo il letto disfatto, quà e là, impronte d’affanno e consumato delirio. I miei occhi intorpiditi, le mie ciglia due tiepide fessure come colla, si schiudono adagio mentre, l’alba ha appena dissolto le nebbie .. .